15 Dicembre 2007

Journey Into Myself

Ha gli occhi grandi e il silenzio di chi sa ascoltare. “ Perchè ti chiamano Jim?” – Lo interrogo.
“ Avevo i capelli lunghi e mi piaceva Jim Morrison.. Jim, mi chiamano così da allora”
    mi risponde.
Lo cerco perchè mi fa stare bene, come tutte le cose che si vanno a cercare. Cerco il suo corpo nel sogno, perchè non so ancora cosa nascondano i suoi abiti, le sue abitudini.  Ha un bel suono;  la sua presenza ha un che di familiare, allo stesso tempo rischia di dissolversi in un istante, quasi un darsi alla fuga, come se volesse essere seguito, preso, toccato, placato. Come la fame. Lo sento, leggero in dissolvenza e lo voglio.  “Sono un tipo riservato”- si svela poco a poco.     
“Raccontami”– riecheggio invadente. “Raccontami di te, di lei”- insisto.
 
“Sono riservato “ - alza il tono infastidito.
Adoro essere fermata, amo le difensive; 
“Un giorno forse quando ti fiderai di me...” - lo incoraggio. Incoraggiare ha un bel  suono, è come un trampolino sulle cose quotidiane, disarmare ha un effettto simile sul mio istintivo aggredire l’altro da me ... ti spoglio e ti vedo e mi piaci così, ... imparerai ad amarti allo stesso modo: nudo di te stesso.   

Sono uscita anche stasera. Cinema e a metà film ero già proiettata con il pensiero verso l’ entrata del suo locale. Non so cos’è e non lo oso capire . La voglia è tanta, e s’infila lenta tra il confuso gioco di sguardi che credo accadere.
Non riesco nemmeno a guardarlo negli occhi, non lo saluto stasera. Vorrei solo prenderlo e mangiarlo. Vado al bancone per  ordinare il secondo giro; per incontrarlo da vicino il realtà. “Un montenegro con ghiaccio e una Guinnes piccola”- ordino. “ Manda fuori tutti e prendimi” – penso ma non dico. Lui gioca con il cubetto di ghiaccio e il getto d’acqua sotto le spine delle bibite.... “ Dovremmo bloccare il getto d’acqua e fare l’ amore lì sotto” – spontanea insidio... “ L’ idea mi piace...” – sorride. C’ è quel legno del  bancone a fare la distanza che avrei staccato a morsi pur  di arrivare a prendere le sue mani stasera e stenderle sul mio corpo... come fresca vernice addosso, come calda memoria da conservare sottopelle. Però le guarda tutte... un pò mi rallenta così. Odio competere...voglio essere il suo desiderio. L’ unico. E quando m’avrà assagiata dovrò essere l’ unica sua acquolina .   

Stasera esco di casa con il suo viso dentro. E’ già lì prima d’ ogni cosa pronta ad accadere. L’ aperitivo, gli scassinatori , il ritardo di mia cugina, la stanchezza; lui è già presente e il suo pensiero mi ossessiona da dentro. Dove vado cosa sto facendo, poco importa. Lo voglio. Arrivate al locale dopo cena, un suo saluto generico mi confonde....quella è la sera lo sento addosso ancora prima del suo “ Dopo cosa fai?”. E’ ancora una volta estrememente vago e nell’ assimmetria del suo bisbigliare cerco un’ entrata. “ Ti aspetto?...voglio parlare con te....” –propongo labile.
“ Sì” – risponde...sostenuto. “ io non parlo...” sottolinea“ Parlo io allora e tu ascolti”. _controbatto veloce.Non credo alle mie orecchie.. sono riuscita a dirlo, nella verità di poche parole si nasconde il desiderio di intere settimane. “ Chi sei? Cosa sei “ – penso ingorda. Pochi minuti e il caos accelera...Fidanzate modelle, club sadomaso... tolta la rigida sagoma cartonata vive il desiderio di riscattare ogni perversione celata dietro uno sguardo ....ho solo voglia di prenderlo e il suo odore ora mi restituisce ogni ragione. _penso solo- “ Ti amo ma non ho il coraggio...dove sei stato fin’ ora,,, dove? “Quelle mani io le ho osservate a lungo, ma le loro decisioni già prese, intime mi hanno reso quel pò di me che neanch’io osavo a me stessa sussurrare.. sono solo fanatsie?Sapevo già ogni cosa, sbaglio di rado e il suo corpo sembrava averlo capiro. Deve solo placarsi il suo pensiero. Ora .

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